Catasto Impianti Termici (CIT): cos’è? A cosa serve? Chi lo gestisce?

Se stai per vendere o affittare casa, o stai sostituendo il generatore di calore, prima o poi ti imbatterai in una sigla che a molti suona oscura: CIT, il Catasto Impianti Termici. È un tassello spesso ignorato, ma in molte Regioni è decisivo per poter emettere l’APE, perché senza il codice dell’impianto la pratica può addirittura bloccarsi. In questa guida vediamo cos’è il Catasto Impianti Termici, a cosa serve, chi lo gestisce e perché in Italia non ne esiste uno solo ma tanti, uno per Regione, con regole non sempre identiche.

Che cos’è il Catasto Impianti Termici (CIT)

Il Catasto Impianti Termici è l’archivio telematico in cui ogni Regione registra i dati di tutti gli impianti per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria presenti sul proprio territorio: caldaie, pompe di calore, climatizzatori fissi, impianti centralizzati e così via. In pratica è la versione digitale e centralizzata del libretto di impianto, la “carta d’identità” di ogni caldaia o condizionatore, che ne registra le caratteristiche tecniche, le manutenzioni e i controlli di efficienza energetica.

Da non confondere con il Catasto Immobiliare, che identifica l’immobile tramite foglio, particella e subalterno: sono due archivi diversi, con finalità diverse. Il Catasto Impianti Termici riguarda l’apparecchio, non il muro.

A cosa serve

Il CIT è utile a tre soggetti diversi e per ragioni diverse:

  • Pubblica Amministrazione e autorità competenti: serve a censire il parco impianti, programmare le ispezioni e verificare che gli impianti siano in regola. Le autorità, come Province e Comuni sopra i 40.000 abitanti, sono tenute a ispezionare ogni anno una quota minima degli impianti del proprio territorio.
  • Installatori e manutentori: usano il catasto per adempiere agli obblighi di legge, registrando il libretto e caricando i Rapporti di Controllo di Efficienza Energetica dopo ogni intervento.
  • Cittadini: possono consultare lo stato del proprio impianto, verificare che sia censito correttamente e tenere sotto controllo le scadenze delle manutenzioni.

C’è poi una quarta funzione, quella che riguarda più da vicino chi deve certificare la casa: in molte Regioni il dato del catasto è un prerequisito per la Certificazione Energetica. Ne parliamo più avanti, perché è il punto in cui CIT e APE si incontrano.

Chi lo gestisce e su quale base normativa

La gestione del Catasto Impianti Termici è regionale, e questo è il cuore della questione. La base normativa nazionale è il D.P.R. 74/2013, che all’art. 10, comma 4, lettera a, affida alle Regioni, alle Province autonome e agli enti delegati il compito di istituire e gestire un catasto territoriale degli impianti termici. A questo si aggiunge il DM 10 febbraio 2014, che ha standardizzato a livello nazionale i modelli di libretto di impianto e di Rapporto di Controllo di Efficienza Energetica, cioè i documenti che alimentano i catasti.

Il legislatore nazionale ha quindi fissato l’obbligo e i modelli, ma ha lasciato a ciascuna Regione ampia autonomia sulle modalità attuative: nome del catasto, piattaforma informatica, modalità di accesso, ente che lo gestisce. In concreto, molte Regioni si appoggiano a società in-house o ad agenzie tecniche: la Lombardia tramite Aria S.p.A., l’Emilia-Romagna tramite ART-ER, il Lazio tramite LAZIOcrea ed ENEA, il Piemonte con il coinvolgimento di ARPA per la parte ispettiva e così via.

Un catasto per ogni Regione: punti in comune e differenze

Tutti i catasti regionali nascono dalla stessa cornice normativa e raccolgono gli stessi documenti di base: il libretto di impianto e i rapporti di controllo. Cambiano però nome, piattaforma, soglie operative e modalità di accesso. Ecco i principali catasti regionali attivi, con il link al portale ufficiale:

RegioneCatasto impianti termiciPortale ufficiale / stato
PiemonteCITCatasto Impianti Termici
Valle d’AostaCatasto regionale impianti termiciCatasto impianti termici VdA
LombardiaCURITcurit.it
Trentino-Alto AdigeSIRE (Prov. Trento)Gestione provinciale: Trento tramite SIRE; Bolzano tramite ufficio provinciale, senza un vero catasto
VenetoCIRCECatasto Impianti Termici Veneto
Friuli Venezia GiuliaUCITGestione a livello provinciale (sistema UCIT)
LiguriaCAITELCatasto impianti termici Liguria
Emilia-RomagnaCRITERcriter.regione.emilia-romagna.it
ToscanaSIERTsiert.regione.toscana.it
UmbriaCURIT UmbriaImpianti termici Regione Umbria
MarcheCURMITportale-curmit.regione.marche.it
LazioCURITELPagina CURITEL Regione Lazio
AbruzzoSIITSistema informativo regionale; verifica l’accesso sul sito della Regione
MoliseCatasto regionale non operativo come portale unico; gestione tramite Autorità competenti
CampaniaCIT CampaniaSistema informativo regionale attivato nel 2025 con ENEA; accesso via SPID dai servizi digitali regionali
PugliaCIT Pugliacitpuglia.enea.it
BasilicataCatasto regionale in consolidamento; gestione tramite Autorità competenti
CalabriaCIT-CALimpiantitermici.regione.calabria.it
SiciliaCURIcuri.it
SardegnaPortale unico impianti termici non attivo; gestione tramite Autorità competenti

Va detto con onestà che la situazione non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Alcune Regioni hanno catasti regionali pienamente operativi e ben strutturati, mentre altre Regioni e Province autonome hanno adottato soluzioni a livello provinciale oppure stanno ancora consolidando il proprio sistema. Anche dove non esiste un portale regionale unico, l’impianto può comunque avere un codice catasto assegnato a livello provinciale o comunale, da riportare nell’APE quando previsto. Per questo, prima di muoverti, conviene sempre fare riferimento al portale ufficiale della tua Regione.

Le differenze pratiche più importanti riguardano:

  • Le soglie di potenza che fanno scattare l’obbligo del Rapporto di Controllo: in genere 10 kW di potenza termica utile nominale per i generatori a fiamma e 12 kW per pompe di calore e macchine frigorifere, ma con precisazioni regionali sul concetto di “impianto” e di “gruppo omogeneo”.
  • Le modalità di accesso per i cittadini: alcune Regioni consentono la consultazione anche in forma anonima per codice, altre richiedono autenticazione con SPID, CIE o CNS.
  • Il formato del codice assegnato all’impianto, che cambia da Regione a Regione.

Il Codice Catasto dell’impianto (targa impianto): cos’è e perché serve per l’APE

Certificato APE stilizzato

Quando un impianto viene censito, il sistema gli assegna un identificativo univoco: è il codice catasto, chiamato anche targa impianto. Lo trovi su un’etichetta applicata all’impianto, spesso anche come QR Code, in alto sul Rapporto di Controllo di Efficienza Energetica oppure sul libretto di impianto, alla voce “Targa Impianto”.

Anche qui le differenze regionali sono concrete: ad esempio, il codice è formato da 6 caratteri numerici nel Lazio, da 8 caratteri numerici in Piemonte, fino ai 16 caratteri alfanumerici del Friuli Venezia Giulia. Attenzione, ancora una volta, a non confonderlo con i dati del Catasto Immobiliare: sono due cose distinte.

Se l’immobile è in un condominio con impianto centralizzato, il codice catasto dell’impianto va richiesto all’Amministratore di Condominio.

Qui arriva il punto che interessa chi deve vendere o affittare. Nelle Regioni dove il catasto è operativo, il codice catasto dell’impianto deve essere riportato nell’APE.

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In Lombardia, per esempio, senza il codice di targatura dell’impianto registrato sul CURIT non è possibile depositare l’APE sul portale CENED: il sistema blocca la pratica. In Toscana, per gli impianti sopra le soglie di potenza, l’APE è valido solo se riporta il codice del catasto, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa, come gli edifici nuovi con utenze non ancora attivate o gli impianti dismessi. Se vuoi vedere nel concreto come si compila questa parte, abbiamo preparato guide regionali dedicate, dalla sezione riscaldamento per ogni regione, dal Piemonte alla guida per il Lazio.

In sostanza, il legame tra impianto censito e Certificazione Energetica permette alle autorità di fare controlli incrociati e garantisce che dietro a un APE ci sia un impianto reale, regolare e tracciato.

Dal Codice Catasto all’APE senza intoppi

Il Catasto Impianti Termici è un archivio regionale che fotografa lo stato di caldaie, pompe di calore e climatizzatori, nasce dal D.P.R. 74/2013 ed è gestito da ciascuna Regione con una propria piattaforma. Conoscerlo non è un dettaglio burocratico: in molte Regioni il codice catasto dell’impianto è la chiave che sblocca l’emissione dell’APE. Avere a portata di mano la targa dell’impianto, o sapere dove recuperarla, ti fa risparmiare tempo prezioso quando devi certificare casa.

E se non hai il codice, o non sai nemmeno da dove partire? Non serve che diventi un esperto di catasti regionali. Quando ordini il tuo Attestato su Apefacile.it, ci pensa il nostro Tecnico Certificatore a districarsi tra le regole della tua Regione, a recuperare i dati dell’impianto e a inserire il codice corretto nell’APE. Tu ci dai le informazioni di base, al resto pensiamo noi, con la consegna standard in 72 ore lavorative dalla documentazione completa, oppure in 24 ore con il servizio SOS APE.

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