Se hai letto un Attestato di Prestazione Energetica, avrai notato una lettera in alto, la zona climatica, accanto a un numero chiamato gradi giorno. Sono due informazioni che sembrano tecniche e marginali, ma in realtà decidono quanta energia serve per scaldare casa tua, quali requisiti deve rispettare se la ristrutturi e su quale metro viene misurata la sua Classe Energetica. In questa guida molto dettagliata ti spieghiamo cosa sono le zone climatiche, come si calcolano, che peso hanno davvero nell’APE e perché il caldo record delle ultime estati sta mettendo in discussione un sistema costruito trent’anni fa.
Che cosa sono le zone climatiche
Le zone climatiche sono la classificazione ufficiale che divide i Comuni italiani in sei fasce, dalla A alla F, in base a quanto è rigido il loro inverno. Non dipendono dalla latitudine né dalla regione, ma da un solo parametro numerico: i gradi giorno.
La classificazione è stabilita dal DPR 26 agosto 1993, n. 412, poi modificato dal DPR 551/1999, che all’art. 2, definisce i gradi giorno e nella Tabella A allegata assegna a ogni singolo Comune italiano la sua zona e il suo valore. È per questo che due paesi vicini possono trovarsi in zone diverse: conta l’altitudine, l’esposizione, la vicinanza al mare, non il confine amministrativo.
Per sapere in quale zona ricade la tua abitazione non serve fare calcoli: il valore è già assegnato per legge al tuo Comune e lo trovi indicato nella prima pagina dell’APE, oltre che nelle tabelle pubblicate dalle Regioni, come, per fare un esempio, l’elenco dei gradi giorno dei Comuni piemontesi della Regione Piemonte.
Un dato aiuta a capire com’è fatta l’Italia energetica: solo 2 Comuni sono in zona A (la più calda), 157 in zona B, 985 in zona C, 1.575 in zona D, 4.222 in zona E e 1.048 in zona F (la più fredda). Più della metà del Paese vive quindi in zona E, cioè in un clima invernale piuttosto impegnativo.
I gradi giorno: come si misura il freddo di un Comune
I gradi giorno, abbreviati in GG, sono un indice convenzionale che misura quanto e per quanto tempo un luogo ha bisogno di riscaldamento durante l’anno. Più alto è il numero, più freddo e lungo è l’inverno.
La definizione normativa è questa: i gradi giorno sono la somma, estesa a tutti i giorni del periodo convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive tra la temperatura interna di riferimento, fissata per convenzione a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera.
Come si calcolano, con un esempio concreto
Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Ogni giorno della stagione di riscaldamento si fa una sottrazione:
- Si prende la temperatura media esterna di quel giorno, cioè la media tra minima e massima.
- La si sottrae a 20 °C.
- Se il risultato è positivo, si conta. Se è negativo o pari a zero, cioè se fuori c’erano almeno 20 °C, quel giorno vale zero.
- Si sommano tutti i valori giornalieri della stagione.
Esempio pratico: in una giornata di gennaio con temperatura media esterna di 6 °C, il contributo è 20 meno 6, cioè 14 gradi giorno. In una giornata di ottobre a 18 °C il contributo è 2. In una giornata a 22 °C il contributo è zero.
Sommando tutti i giorni si ottiene il valore del Comune. Roma ha 1.415 GG, Firenze 1.821, Bologna 2.259, Milano 2.404, Torino 2.617. Palermo si ferma a 751, mentre Belluno e Cuneo superano quota 3.000. La differenza tra il primo e l’ultimo della lista non è un dettaglio: significa che a parità di casa, il fabbisogno invernale può più che raddoppiare.
Le sei zone climatiche italiane
Ogni zona non individua solo un clima, ma anche un preciso regime di accensione degli impianti di riscaldamento, sempre fissato dal DPR 412/93 e modificabile dai sindaci con ordinanza in caso di condizioni particolari.
| Zona | Gradi giorno | Periodo di accensione | Ore massime al giorno | Comuni | Esempi |
| A | fino a 600 | 1 dicembre – 15 marzo | 6 | 2 | Lampedusa e Linosa |
| B | da 601 a 900 | 1 dicembre – 31 marzo | 8 | 157 | Palermo, Catania, Trapani |
| C | da 901 a 1.400 | 15 novembre – 31 marzo | 10 | 985 | Napoli, Bari, Cagliari |
| D | da 1.401 a 2.100 | 1 novembre – 15 aprile | 12 | 1.575 | Roma, Firenze, Genova |
| E | da 2.101 a 3.000 | 15 ottobre – 15 aprile | 14 | 4.222 | Milano, Torino, Bologna, Venezia |
| F | oltre 3.000 | nessuna limitazione | nessun limite | 1.048 | Belluno, Cuneo, Comuni alpini |
Va detto con chiarezza: questi limiti riguardano gli impianti di riscaldamento, non il condizionamento estivo, che oggi non è soggetto ad alcuna limitazione stagionale analoga. È il primo segnale di quanto il sistema sia stato pensato per un’Italia in cui il problema era il freddo.
Cosa cambia davvero da una zona all’altra
La zona climatica non è un’etichetta descrittiva: produce effetti concreti e misurabili su tre fronti.
- Quando puoi accendere il riscaldamento e per quante ore al giorno, come nella tabella qui sopra.
- Quali requisiti minimi deve rispettare l’involucro se costruisci o ristrutturi. I valori limite di trasmittanza termica, cioè quanto calore lascia passare una parete o una finestra, sono tanto più severi quanto più fredda è la zona. Con il nuovo Decreto Requisiti Minimi, il DM 28 ottobre 2025 entrato in vigore il 3 giugno 2026 (vedi video), in una riqualificazione energetica le pareti opache devono scendere da circa 0,40 W/m²K nelle zone A e B fino a 0,26 W/m²K in zona F.
- Quanta energia serve realmente a casa tua e quindi quanto spendi in bolletta e quanto emetti in atmosfera.
Come entrano le zone climatiche nel calcolo dell’APE
Qui arriviamo al punto che interessa di più a chi deve vendere, affittare o semplicemente capire il proprio immobile.
Il Tecnico Certificatore non “sceglie” la Classe Energetica: la calcola. Il cuore dell’APE è l’EPgl,nren, cioè l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, espresso in kWh/m² all’anno. È la quantità di energia primaria da fonti non rinnovabili che l’immobile consuma in un anno per ogni metro quadro, sommando tutti i servizi energetici:
- riscaldamento invernale (EPH),
- acqua calda sanitaria (EPW),
- raffrescamento estivo (EPC),
- ventilazione meccanica (EPV),
- illuminazione (EPL, solo edifici non residenziali),
- trasporto di persone o cose, ad esempio ascensori (EPT, solo edifici non residenziali).
La zona climatica entra in questo calcolo attraverso i dati climatici mensili della località, gradi giorno, temperature medie, irraggiamento solare, umidità, che il software di calcolo applica al modello dell’edificio secondo le norme tecniche della serie UNI/TS 11300. In pratica, il clima è l’input che trasforma le caratteristiche fisiche della tua casa in un numero di kilowattora.
La scala delle Classi Energetiche e l’edificio di riferimento
Il passaggio successivo è quello che spiazza quasi tutti. Il valore di EPgl,nren non viene confrontato con una soglia fissa uguale per tutta Italia, ma con quello di un edificio di riferimento: un immobile virtuale con la stessa forma, la stessa superficie, la stessa esposizione e la stessa localizzazione del tuo, dotato però di prestazioni standard di involucro e di impianti fissate per legge.
Il rapporto tra i due valori determina la lettera, secondo la scala definita dall’Allegato 1 del DM 26 giugno 2015 sulle Linee guida nazionali per la Certificazione Energetica:
| Classe Energetica | Rapporto rispetto all’edificio di riferimento |
| A4 | fino a 0,40 |
| A3 | oltre 0,40 e fino a 0,60 |
| A2 | oltre 0,60 e fino a 0,80 |
| A1 | oltre 0,80 e fino a 1,00 |
| B | oltre 1,00 e fino a 1,20 |
| C | oltre 1,20 e fino a 1,50 |
| D | oltre 1,50 e fino a 2,00 |
| E | oltre 2,00 e fino a 2,60 |
| F | oltre 2,60 e fino a 3,50 |
| G | oltre 3,50 |
Se vuoi vedere passo per passo come si arriva alla lettera finale, abbiamo dedicato un approfondimento a come si calcola la Classe Energetica di un edificio.
Perché due case identiche in zone diverse possono avere la stessa Classe Energetica
È la domanda che ci fanno più spesso: “Abito in montagna, la mia casa sarà penalizzata rispetto a una uguale al mare?”.
La risposta onesta è: sì e no. La distinzione conta parecchio.
No sulla lettera della Classe. Poiché l’edificio di riferimento è calcolato nella tua stessa località, il confronto è sempre “ad armi pari”. Una villetta in zona F viene giudicata rispetto a una villetta virtuale in zona F, non rispetto a una in Sicilia. Per questo la Classe Energetica misura la qualità relativa dell’immobile, non il clima in cui si trova. Due case costruite con lo stesso standard costruttivo a Belluno e a Palermo possono benissimo essere entrambe in Classe Energetica C.
Sì sui consumi e sulla difficoltà. La stessa Classe Energetica C corrisponde a valori assoluti di kWh/m² anno molto diversi: in zona F significa spendere sensibilmente di più che in zona B, perché l’edificio di riferimento stesso ha un fabbisogno più alto. E raggiungere una Classe Energetica alta in zona E o F richiede pacchetti di isolamento più spessi, serramenti più performanti e impianti più efficienti, perché anche i requisiti minimi di legge sono più severi.
C’è poi un dettaglio che quasi nessuno nota: nella prima pagina dell’APE, accanto alla lettera, trovi due indicatori qualitativi sulla prestazione dell’involucro, uno invernale e uno estivo, che segnalano quanto il “guscio” della casa lavori bene indipendentemente dagli impianti. Se non sai dove guardare, la nostra guida su come leggere e capire un Attestato di Prestazione Energetica ti accompagna riquadro per riquadro.
L’estate 2026 e il limite di un sistema pensato per l’inverno
E qui arriviamo al nodo di questi mesi. Il sistema dei gradi giorno misura solo il freddo. Tutto ciò che accade da giugno a settembre, per la classificazione climatica ufficiale, semplicemente non esiste.
I numeri dell’estate che stiamo attraversando rendono evidente quanto questo sia diventato un problema. Secondo i dati Copernicus elaborati per l’Italia, giugno 2026 è stato il quarto più caldo dal 1950 a livello nazionale, con una temperatura media di 22,71 °C (3,27 °C sopra la media del trentennio 1991-2020) e il secondo più caldo di sempre per il Nord Italia. Il Mediterraneo ha toccato 24,32 °C di temperatura superficiale, con anomalie oltre i 2,5 °C nei bacini occidentali. Le ondate di calore si sono susseguite quasi senza pause, con numero e durata nettamente superiori alla media e con le anomalie più marcate proprio al Centro-Nord, cioè nelle zone climatiche E e F.
Il risultato si vede nei consumi. Secondo i dati Eurostat, tra il 2018 e il 2024 l’energia consumata dalle famiglie italiane per il raffrescamento è quasi triplicata, con un aumento del 193%, il ritmo più rapido tra le grandi economie europee. L’Italia è oggi il primo Paese dell’Unione per consumi domestici di climatizzazione estiva. L’indicatore ISPRA sulla punta oraria di fabbisogno energetico nei mesi estivi racconta la stessa storia: la media mobile decennale di giugno nel 2024 è 2,7 volte quella del 2009 e per luglio e agosto i moltiplicatori superano il 5.
Tradotto per chi possiede casa: la voce di spesa che cresce non è più il gas invernale, è l’elettricità estiva. E un immobile che d’inverno se la cava dignitosamente può rivelarsi pessimo d’estate, se ha tetto non isolato, ampie vetrate a sud senza schermature, murature leggere che accumulano poco calore e nessuna ventilazione notturna.
Il cambiamento climatico sta già riscrivendo le regole
Tre cantieri normativi aperti dicono che il legislatore ha preso atto del problema.
La revisione delle zone climatiche.
È in discussione alla Camera una proposta di legge sulla rideterminazione delle zone climatiche, la n. 2624, che punta a superare una classificazione ferma al 1993 e basata su serie storiche degli anni Ottanta. L’obiettivo è ricalcolare i gradi giorno sui dati climatici degli ultimi trent’anni, introdurre un meccanismo di aggiornamento periodico e dare finalmente rilievo al raffrescamento estivo. Va precisato che si tratta di una proposta, non ancora di legge vigente: fino a quando l’iter non si conclude, restano validi i valori del DPR 412/93.
I nuovi requisiti minimi.
Il DM 28 ottobre 2025, operativo dal 3 giugno 2026, ha aggiornato metodo di calcolo e requisiti. Tra le novità, l’obbligo di verificare la convenienza economica di materiali ad alta riflettanza solare per le coperture, i cosiddetti cool roof, con valori minimi di riflettanza di 0,65 per le coperture piane e 0,30 per quelle a falde, oppure di soluzioni alternative di climatizzazione passiva. Sono state introdotte anche una valutazione puntuale dei ponti termici nell’edificio di riferimento e nuove regole sul calcolo delle superfici, modifiche che possono incidere sulla Classe Energetica assegnata nei nuovi APE. Abbiamo raccolto tutte le novità operative nella guida sul nuovo APE 2026.
La direttiva europea.
La Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, nota come EPBD o “case green”, chiede agli Stati membri di ridurre di almeno il 16% entro il 2030 il consumo medio di energia primaria del parco residenziale e di intervenire in via prioritaria sugli edifici peggiori. Il termine di recepimento era fissato al 29 maggio 2026 e, alla data di pubblicazione di questo articolo, il decreto italiano di attuazione non risulta ancora adottato: è quindi un fronte da seguire, perché toccherà anche il modo in cui l’APE viene redatto e letto.
Nel frattempo, la fotografia del patrimonio italiano resta impegnativa. Secondo i dati raccolti nel SIAPE, il sistema informativo nazionale sugli Attestati di Prestazione Energetica gestito da ENEA, nel comparto residenziale circa il 45% degli immobili certificati si colloca ancora nelle Classi Energetiche F e G, anche se il dato è in miglioramento rispetto all’anno precedente.
Cosa puoi fare, zona per zona
Non esiste un intervento giusto per tutti: la zona climatica in cui ti trovi cambia le priorità.
- Zone A, B e C: il freddo pesa poco, il caldo moltissimo. Priorità a isolamento e ventilazione della copertura, schermature solari esterne su finestre esposte a est, sud e ovest, tetti riflettenti, pompe di calore efficienti in modalità raffrescamento.
- Zone D ed E: serve equilibrio. Cappotto e serramenti performanti restano l’intervento a maggior ritorno, ma vanno abbinati a schermature e a una buona inerzia termica, altrimenti si risolve l’inverno e si peggiora l’estate.
- Zona F: il fabbisogno invernale domina. Isolamento spinto, eliminazione dei ponti termici, recupero di calore sulla ventilazione e generatori ad alta efficienza sono le leve che spostano davvero la Classe Energetica.
In tutti i casi, il punto di partenza è sapere da dove parti. Un APE aggiornato ti dice la lettera, ma anche i kWh/m² anno, la qualità dell’involucro estiva e invernale e i suggerimenti di miglioramento che il Tecnico Certificatore è tenuto a indicare. Se stai valutando quanto conviene salire di categoria, può esserti utile anche la nostra guida su come migliorare la Classe Energetica.
Dal clima del tuo Comune al valore di casa tua
Le zone climatiche e i gradi giorno non sono burocrazia: sono il modo in cui la normativa traduce il clima del tuo Comune in requisiti, consumi e, alla fine, in una lettera che oggi pesa sul prezzo di vendita e sulla velocità con cui un immobile trova un acquirente o un inquilino. Capirle ti aiuta a leggere l’APE per quello che è, cioè uno strumento di orientamento, e a scegliere gli interventi giusti invece di quelli di moda. E con estati come quella del 2026, la partita si gioca sempre di più anche sui mesi caldi, che il vecchio sistema dei gradi giorno non ha mai misurato.
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Content Manager di Apefacile.it. Laureato in Scienze Ambientali, ha lavorato presso studi tecnici di ingegneria, geologia e in ambito energetico e ambientale. Appassionato di tecnologie, informatica, scrittura, musica. Lavora nel Gruppo Immobilgreen dal 2017.