Dal 15 ottobre i termosifoni sono già accesi nei Comuni in zona climatica E, che copre gran parte del Nord e molte aree interne del Centro e del Sud. Il prossimo via libera arriva il 1° novembre per la zona D, dove ricadono tra le altre Roma, Firenze e Genova, poi il 15 novembre per la zona C e il 1° dicembre per le zone più calde, A e B. Le regole non cambiano di anno in anno: le fissa il D.P.R. 74/2013 e valgono anche per l’accensione dei riscaldamenti 2026/2027, salvo ordinanze del tuo Comune.
In questa guida trovi il calendario completo zona per zona, gli orari consentiti, la temperatura massima in casa e le deroghe che potrebbero riguardarti.
Chi decide quando si accendono i riscaldamenti
Le date di accensione e spegnimento sono stabilite dall’art. 4 del D.P.R. 74/2013, il regolamento nazionale sull’esercizio degli impianti termici, che resta pienamente in vigore. Il decreto non ragiona per regioni ma per zone climatiche, cioè le sei fasce, dalla A alla F, in cui il D.P.R. 412/1993 ha suddiviso tutti i Comuni italiani.
Il criterio è quello dei gradi giorno, un numero che misura quanto freddo fa in media in un Comune durante l’anno: più è alto, più a lungo serve scaldare casa. Per questo due città della stessa regione possono avere calendari diversi, come succede nel Lazio tra Roma (zona D) e Frosinone (zona E). Se vuoi capire come si calcolano e perché contano anche nell’APE, trovi tutto nella guida su cosa sono le zone climatiche.
Il calendario 2026/2027 zona per zona
Ecco il calendario ordinario previsto dall’art. 4, comma 2 del D.P.R. 74/2013, con alcuni capoluoghi di esempio per ogni zona.
| Zona | Gradi giorno | Accensione | Spegnimento | Ore massime al giorno | Esempi |
| A | fino a 600 | 1° dicembre 2026 | 15 marzo 2027 | 6 | Lampedusa, Linosa, Porto Empedocle |
| B | da 601 a 900 | 1° dicembre 2026 | 31 marzo 2027 | 8 | Palermo, Catania, Messina, Reggio Calabria |
| C | da 901 a 1.400 | 15 novembre 2026 | 31 marzo 2027 | 10 | Napoli, Bari, Cagliari, Latina |
| D | da 1.401 a 2.100 | 1° novembre 2026 | 15 aprile 2027 | 12 | Roma, Firenze, Genova, Ancona |
| E | da 2.101 a 3.000 | 15 ottobre 2026 | 15 aprile 2027 | 14 | Milano, Torino, Bologna, Venezia |
| F | oltre 3.000 | nessun limite | nessun limite | nessun limite | Belluno, Cuneo, località di alta montagna |
Dentro il periodo previsto l’impianto può restare acceso ogni giorno fino al numero massimo di ore indicato. Nella zona F, quella dei Comuni più freddi, non ci sono vincoli né di date né di ore.
Orari: le ore si possono dividere, ma tra le 5 e le 23
Le ore giornaliere non devono essere consecutive: il decreto consente di suddividerle in due o più fasce, per esempio qualche ora al mattino e il resto la sera. C’è però un paletto: fuori dalla zona F l’impianto può funzionare solo tra le 5 e le 23 di ogni giorno.
Una precisazione che in pochi conoscono: il limite di ore non vale per tutti. L’art. 4, comma 6 lo esclude, tra gli altri casi, per:
- impianti autonomi dotati di un cronotermostato che permetta di programmare almeno due livelli di temperatura nelle 24 ore e di spegnere la caldaia in base alle tue esigenze;
- impianti centralizzati con contabilizzazione del calore e termoregolazione funzionanti in ogni appartamento;
- impianti a pannelli radianti incassati nella struttura dell’edificio;
- impianti alimentati da centrali di cogenerazione, che producono insieme elettricità e calore.
Attenzione però: in questi casi cade solo il tetto delle ore giornaliere. Restano validi il periodo di accensione e la temperatura massima. Ospedali, case di cura, asili nido, scuole materne, piscine e saune, invece, sono del tutto esclusi dai limiti di periodo e di orario.
La temperatura massima in casa: 20 °C più 2 di tolleranza
Mentre il riscaldamento è acceso, l’art. 3 dello stesso decreto fissa un tetto preciso: la media delle temperature negli ambienti riscaldati di ogni abitazione non deve superare i 20 °C con 2 °C di tolleranza, quindi 22 °C. Per gli edifici industriali, artigianali e assimilati il limite scende a 18 °C più 2.
Conta la media degli ambienti, non la singola stanza: un bagno a 22 °C e una camera a 18 °C, per capirci, rientrano nella regola.
Per la stagione 2026/2027 non è in vigore alcuna riduzione nazionale come quella dell’inverno 2022/2023, quando un decreto ministeriale aveva abbassato di 1 °C le temperature, di un’ora gli orari e di 15 giorni il periodo di accensione. Alcune regioni, però, applicano regole più severe per la qualità dell’aria: in diversi Comuni dell’Emilia-Romagna, tra cui Bologna e Reggio Emilia, il Piano aria regionale fissa 19 °C nelle abitazioni.
Fuori calendario: freddo anticipato e ordinanze comunali
Se arriva un’ondata di freddo prima della data prevista, puoi accendere comunque? Sì, ma con un limite chiaro: l’art. 4, comma 3 consente l’accensione fuori periodo solo se le condizioni climatiche lo giustificano e per non più della metà delle ore ammesse in via ordinaria. In zona D, per esempio, significa al massimo 6 ore al giorno prima del 1° novembre.
I sindaci, inoltre, possono anticipare, posticipare o ridurre periodi, orari e temperature con una propria ordinanza, come prevede l’art. 5. È quello che succede quest’anno nei Comuni di pianura dell’Emilia-Romagna, dove la Regione ha spostato l’avvio dal 15 ottobre al 1° novembre 2026 per contenere lo smog. Prima di accendere, quindi, conviene dare un’occhiata al sito del tuo Comune.
Se vivi in un condominio con riscaldamento centralizzato, gli orari li sceglie il condominio entro i limiti di legge. Vicino all’impianto l’amministratore deve esporre una tabella con il periodo di esercizio, l’orario giornaliero scelto, il nome del responsabile dell’impianto e il codice assegnato dal catasto regionale degli impianti termici.
Stesso calendario, bollette molto diverse
Il calendario è uguale per tutti i Comuni della stessa zona, ma l’energia che serve per stare a 20 °C dipende dalla casa. Un appartamento in Classe Energetica G, con muri non isolati e infissi datati, disperde calore di continuo e costringe la caldaia a lavorare per tutte le ore consentite. Una casa in classe alta mantiene la temperatura con molte meno ore di accensione. Il limite di ore è lo stesso, il conto in bolletta no: abbiamo analizzato quanto pesa davvero nella guida su bollette d’inverno e Classe Energetica.
Non a caso l’APE riporta proprio la zona climatica e i gradi giorno del Comune: sono il punto di partenza con cui il Tecnico Certificatore calcola quanta energia serve per riscaldare il tuo immobile.
Anche la caldaia fa la sua parte. L’inizio della stagione è il momento giusto per verificare manutenzione e controllo di efficienza: come abbiamo spiegato parlando di controllo della caldaia e bollino, un controllo saltato può perfino far decadere il tuo APE prima dei 10 anni.
Dal termostato alla Classe Energetica di casa tua
Riassumendo: la zona climatica del tuo Comune decide quando puoi accendere e per quante ore, la legge fissa un tetto di 20 °C più 2 e il sindaco può sempre cambiare le carte in tavola con un’ordinanza. Sono regole uguali per tutti, che però pesano in modo molto diverso a seconda di come è fatta la casa.
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Content Manager di Apefacile.it. Laureato in Scienze Ambientali, ha lavorato presso studi tecnici di ingegneria, geologia e in ambito energetico e ambientale. Appassionato di tecnologie, informatica, scrittura, musica. Lavora nel Gruppo Immobilgreen dal 2017.